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About

Dicono di Stefania Pennacchio

Un’autorevole raccolta di pensieri su Stefania Pennacchio.

Ha l’anima di una brigantessa gentile, Stefania Pennacchio, e usa l’arte come un fucile

Giordano Bruno Guerripresidente Fondazione Vittoriale degli Italiani

La ricerca scultorea di Stefania Pennacchio è ciò che di sacro e rituale emana dal mar Mediterraneo e si trasforma in linguaggio artistico contemporaneo. il Blu del mar Ionio sembra averla ispirata ad un racconto stratificato di culture, memoria e civiltà

Santo VersaceImprenditore del Settore della Moda

Ebbene, siamo di fronte a un’artista che ha deciso con determinazione e gentilezza insieme, di sperimentare i linguaggi e le tecniche dell’arte, partendo da una spinta primigenia, ovvero da un legame molto stretto, profondo, affiorato o ricercato, con le origini di se stessa e della propria famiglia, sprofondandosi nella matrice mediterranea con curiosità appassionata e intelligente, dunque verso l’antico, e allo stesso tempo liberando la propria visionarietà, la propria poetica ricreatrice tutta contemporanea.

ANTONIO CALBISovrintendente Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico

È qui che si fonda tutto, astratto, concreto, concetto, materia. Si fonda perché nella casualità dei misteri incandescenti si fonde. È in questa fucina controllata da magie arcane che Stefania Pennacchio elabora le sue stregonerie

PHILIPPE DAVERIOAntropologo e storico dell’arte

Stefania Pennacchio, grazie alla cui opera il ricordo del passato si fa materia, raccontandoci storie di dei, di eroi, e -in questo specifico caso- ci permette di entrare nel mondo delle silenziose donne greche. Grazie a Stefania Pennacchio persoaggi fuori dal tempo come Elettra, Alcesti e Fedra mostrano quella che George Steiner chiama la ‘energia di reiterazione’ del racconto mitico...che ci costringe a pensare al nostro rapporto con noi stessi, alle nostre passioni, ai nostri problemi e alle nostre contraddizioni.

EVA CANTARELLAStorica, giurista, sociologa e accademica italiana, specializzata nello studio della società antica

Nulla è semplice. Lo dicono le mani di Stefania, artista e abilissima operaia: mani agili, mobili, esperte, segnate dagli spessori e dalle cicatrici di chi maneggia
e impasta terre e colori, gioca con le argille morbide e con il ferro tagliente, trasforma silice in vetro, adopera come in un’officina ancestrale l’acqua e il fuoco, tutto pensa e trasforma. Un’opera d’arte è come fare il pane per mano di madre: si impasta e si cuoce. E di quel pane ci si nutre. E via via continuando in un circuito di fertilità poetica tendente all’infinito, dal tempo verso il tempo che prova a superare se stesso. L’arte per mano femminile è maternità duplice.

ANTONIO CALABRO’Senior Advisor Cultura di Pirelli & C. e direttore Fondazione Pirelli di Milano

L’artista avverte il forte bisogno di dare voce libera ed assertiva alla materia argilla, con o senza il colore, cercando la poesia nelle sue mani e nella forza delle dita sigillata dalla danza sacra con il fuoco. Per questo il suo percorso è segnato da una continua sperimentazione

JEAN BLANCHAERTGallerista, curatore, giornalista e artista specializzato nelle forme d’arte del vetro, della ceramica, dello smalto e di altri “materiali”contemporanei

Gli elmi in questa mostra sono visioni metaforiche. Non solo rappresentano l’eroismo dei guerrieri in tutta la loro gloria, le forze interne e fisiche di colui, che avanza senza paura nella battaglia e la sua vittoria sul campo, ma gridano anche il vuoto delle conseguenze, la mutazione personale e il desiderio di rivisitare e ristabilire valori in precedenza ripudiati

LISA HOCKEMEYERStorica e consulente dell’arte e del design e professore presso il Politecnico di Milano

L’assenza del corpo trasfigura le figure maschili. L’elmo, vuoto, scalfito e segnato, evoca. Non emotivamente statico, sprigiona energia: i dolori, le paure, le speranze di chi lo calzò riaffiorano vigorosamente, travolgendoci.

CARLOTTA VENEGONIStorica, critica dell’arte e giornalista pubblicista

Il suo lavoro è una costante reinterpretazione di modelli, mitologie e simboli che trovano le loro origini già nel Neolitico per espandersi poi a recuperare elementi culturali tipici della Magna Grecia costituenti la nostra memoria collettiva e che vengono riconfigurati grazie ad una eccellente perizia nell’utilizzo della tecnica Raku.

DOMENICO PIRAINADirettore dei musei scientifici di Milano